Il Noctowl Racing Group

C’è una parte di noi che potremmo localizzare più o meno all’altezza dello stomaco. E’ lì che a volte sento quasi male. Ma un male piacevole.
E’ da lì che, a volte, sento diffondere una strana energia, un calore che si allarga rapidamente a tutto il corpo e rimuove d’improvviso tutte le tue sofferenze.
Esistono luoghi che hanno il potere di andare a stuzzicare proprio quella zona, ed il loro campo di energia improvvisamente comincia a prendere possesso di me, a prendersi cura di me.
Ed esistono persone che hanno lo stesso effetto.
Le hai scelte. Ti hanno scelto. Nonostante tutto.
Quando questi luoghi e queste persone si incontrano, vi è il verificarsi simultaneo di una serie di eventi che, presi singolarmente, sarebbero molto meno potenti che nella loro fortuita combinazione. Tali casi sono estremamente rari a causa della loro stessa natura, in quanto solo una minima variazione fra le componenti ne diminuirebbe l’impatto globale.
Le diverse energie si scontrano e si alimentano a vicenda dando luogo ad una violenta tempesta di benessere.
Il paddock è uno di quei luoghi. Il Noctowl Racing Group sono quelle persone.
Il paddock dove rumori, suoni, emozioni, racconti, si fondono con le storie del gruppo.
Il paddock, dove ragazze sono diventate mogli, dove bimbi sono venuti al mondo e scriccioli sono stati abbracciati da padri in tuta di pelle e guantini di lattice.
Il paddock, che quando sei a cena con loro è anche lui lì con te.
Barcellona, Valencia, Misano, Mugello, Vallelunga per strusciare il ginocchio per terra, per staccare più forte che puoi e sentirti sparato verso l’infinito. Per restare attaccati al manubrio e buttare ancora più giù la moto.
Per scendere dalla moto, distrutto, sudato, dolorante, con la vista appannata e trovare lì, nel paddock, il tuo unico mondo.
Perchè l’NRG non è solo asfalto.
E’ tutto quello che c’è intorno.

l’indicazione nel testamento che la metà degli elefanti vada al filgio maggiore, un terzo al secondo nato ed un nono all’ultimo genito..
E’ qualche anno che non si parla d’altro che del problema dei giovani precari, persone che magari hanno anche una laurea ma si trovano con contratti a termine, pagati poco e raramente, e senza alcuna prospettiva di futuro lavorativo garantito.
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