Il Noctowl Racing Group

20 marzo 2010 Nessun commento

Comincia a correre..

C’è una parte di noi che potremmo localizzare più o meno all’altezza dello stomaco. E’ lì che a volte sento quasi male. Ma un male piacevole.

E’ da lì che, a volte, sento diffondere una strana energia, un calore che si allarga rapidamente a tutto il corpo e rimuove d’improvviso tutte le tue sofferenze.

Esistono luoghi che hanno il potere di andare a stuzzicare proprio quella zona, ed il loro campo di energia improvvisamente comincia a prendere possesso di me, a prendersi cura di me.

Ed esistono persone che hanno lo stesso effetto.
Le hai scelte. Ti hanno scelto. Nonostante tutto.

Quando questi luoghi e queste persone si incontrano, vi è il verificarsi simultaneo di una serie di eventi che, presi singolarmente, sarebbero molto meno potenti che nella loro fortuita combinazione. Tali casi sono estremamente rari a causa della loro stessa natura, in quanto solo una minima variazione fra le componenti ne diminuirebbe l’impatto globale.

Le diverse energie si scontrano e si alimentano a vicenda dando luogo ad una violenta tempesta di benessere.

Il paddock è uno di quei luoghi. Il Noctowl Racing Group sono quelle persone.

Il paddock dove rumori, suoni, emozioni, racconti, si fondono con le storie del gruppo.

Il paddock, dove ragazze sono diventate mogli, dove bimbi sono venuti al mondo e scriccioli sono stati abbracciati da padri in tuta di pelle e guantini di lattice.

Il paddock, che quando sei a cena con loro è anche lui lì con te.

Barcellona, Valencia, Misano, Mugello, Vallelunga per strusciare il ginocchio per terra, per staccare più forte che puoi e sentirti sparato verso l’infinito. Per restare attaccati al manubrio e buttare ancora più giù la moto.

Per scendere dalla moto, distrutto, sudato, dolorante, con la vista appannata e trovare lì, nel paddock, il tuo unico mondo.

Perchè l’NRG non è solo asfalto.

E’ tutto quello che c’è intorno.

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eDreams – Devo passare in banca per comprare un volo online?

11 febbraio 2010 Nessun commento

Allucinante!



Oggi vado su www.edreams.it per acquistare un volo Parigi-Roma. Il sito mi propone una soluzione tramite la compagnia Vueling che accetto.

Vado a pagare con carta di credito e la procedura va a buon fine, solo che nella pagina riassuntiva dell’acquisto leggo “Prenotazione NON andata a buon fine”.

Chiamo subito il Call Center, dove mi risponde una signorina molto poco attenta a quello che tentavo di dire. Dopo qualche minuto finalmente riesco a spiegare il problema e capisco l’arcano.

“Certo, la prenotazione non è andata a buon fine perchè lei ha pagato con carta di credito.”

“Scusi come dovevo pagare? La procedura mi ha permesso di pagare con carta di credito, ha preso i miei dati ed è andata a buon fine.”

“Per questo volo è necessario il bonifico bancario.”

“Bene, allora mi dia l’IBAN che lo faccio subito.”

“No deve passare in banca.”

“In banca ??? Scusi, per acquistare un volo su eDreams, dove la e sta per electronic, devo passare fisicamente in banca?”

“Se lei avesse letto i termini e le condizioni di pagamento avrebbe potuto verificare che per questo volo si può pagare esclusivamente presso uno sportello bancario della Banca Nazionale del Lavoro o presso le Poste Italiane con un vaglia postale”.

“Bene, mi annulli la prenotazione, grazie.”

Roba da 1800.

Un minuto dopo, ho regolarmente acquistato lo stesso volo, allo stesso prezzo, direttamente dal sito della Vueling. Con carta di credio ovviamente.

eDreams, non ho parole.

Lasciarsi andare

21 maggio 2009 Nessun commento

Quando caschi per terra, puoi solo rialzarti? Si, non ti resta altro da fare, rialzarti e ricomnciare a correre. Questo è ciò che ti insegna la vita, ciò che ti insegna lo sport. Forse è anche l’unico modo per rafforzarsi e migliorare.

C’è un punto però di rottura, un punto che, evidentemente, non è uguale per tutti. Se quando sei per terra e provi a rialzarti, il mondo ti scorre vicino e ti schiaccia per non farti sollevare, ti spinge giù con forza ogni volta che dai cenni di vitalità, ti umilia e continua a farti cadere, arriva un momento in cui decidi di lasciarti andare?

Io credo di si, credo che possa arrivare. Credo che esista un momento in cui ti possa sentire sfinito, senza più energie. Hai provato a lottare contro corrente con tutte le tue forze, ma la corrente alla fine è stata più forte.

Le persone intorno, commentano:”No, mai lasciarsi andare”, dicono. “Togliersi la vita? Mai, devi combattere..”. Troppo facile da dire, per chi ha ancora benzina in corpo, per chi ha la fortuna di potersi rifornire.

Beh, oggi Claudio ha finito le sue energie, non ce l’ha fatta più. Sfinito, si è lasciato andare, proprio lì dove il vortice era più violento: sul luogo di lavoro. La corrente è stata troppo più forte di lui.

Non ha fatto un scelta. Non è stata una scelta, che qualcuno potrebbe dire di non condividere. Ha solo finito le sue energie.

Silenzio.

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I 17 elefanti

16 maggio 2009 Nessun commento

Un uomo lascia in eredità ai tre figli diciassette elefanti, con elefantil’indicazione nel testamento che la metà degli elefanti vada al filgio maggiore, un terzo al secondo nato ed un nono all’ultimo genito..

I tre figli non sapendo come spartirsi l’eredità, pensano di dover tagliare in due uno degli elefanti. Disperati arrivano quasi alle mani.

Ma proprio in quel momento passa dal loro villaggio un ministro sul dorso del suo elefante. Ascoltato il loro problema, il ministro li invita a prendere il suo elefante e aggiungerlo ai loro diciassette per fare la spartizione.

I tre sono stupiti da tale genrosità, ma ovviamente accettano.

Dunque il numero degli elefanti ora è diciotto, di cui il primogenito ne prende la metà, quindi nove; il secondo un terzo, cioè sei e l’ultimo un nono, cioè due..

Il cui totale però.. fa di nuovo diciassette !

I tre figli sono felici e ringraziano il ministro, il quale risale sul diciottesimo elefante, che naturalmente rimane suo, e si allontana.

L’importante è che i conti tornino.. se poi ciò che li fa tornare è reale o illusione.. beh, chi può essere davvero certo del confine che li separa?


Il mito del posto fisso

22 aprile 2009 1 commento

fannulloneE’ qualche anno che non si parla d’altro che del problema dei giovani precari, persone che magari hanno anche una laurea ma si trovano con contratti a termine, pagati poco e raramente, e senza alcuna prospettiva di futuro lavorativo garantito.

Il problema è serio, e non voglio qui discutere di ciò a cui questo sta portando in termini sociali, nè dei problemi che questo comporta per il lavoratore.

Ma il problema è anche: perchè il lavoro deve essere garantito? Cosa si ottiene in cambio garantendo il lavoro? Ovvero, che benifici ottiene un’azienda firmando un contratto a tempo indeterminato con un lavoratore?

Probabilmente una volta si otteneva una buona fidelizzazione del lavoratore, un ritorno sugli investimenti effettuati in formazione e di conseguenza un buon servizio. Ma è sempre così? Da consulente mi capita di imbattermi in aziende più o meno grandi, con un numero di dipendenti che varia dai 10 ai 1000 ed in tutti i casi ho incontrato parecchie persone con contratto a tempo indeterminato che, approfittando di questa posizione, sostanzialmente fanno i propri comodi tutto il giorno. Tanto nessuno li può cacciare. E se ci si prova, c’è sempre un giudice pronto ad obbligare l’azienda al reintegro, con tanto di multa per danni economici e morali subiti dal povero lavoratore licenziato. In pratica, licenziare in Italia è quasi impossibile.

Ora, se in un’azienda con 10 dipendenti, due di questi si fanno i cazzi loro durante l’orario lavorativo, che succede? Succede che il 20% del potenziale dell’azienda è sostanzialmente buttato al vento, e questo in un momento in cui la globalizzazione obbligherebbe le aziende ad essere sempre più competitive in termini di qualità e soprattutto di costi.

I due bravi lavoratori nulla facenti ma con il posto fisso, causano un danno all’azienda, ma l’azienda non può fare nulla per liberarsi di questo cancro. E’ corretto? I cancri si cibano da parassiti del corpo che li ospita, ma questo non fa altro che portare il corpo verso la morte, finchè anche il cancro si trova senza alimentazione e muore con il corpo stesso. Il problema è che questo dazio è pagato anche dal lavoratore serio, e in questo periodo il prezzo può essere il fallimento dell’azienda.


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Condanniamo anche i produttori di fotocopiatrici

21 aprile 2009 Nessun commento

The Pirate Bay, il noto sito di condivisione di file è stato condannato da un tribunale svedese per violazione dei diritti d’autore. Piu’ precisamente hanno “promosso l’infrazione delle leggi sul diritto d’autore” ovvero “complicity in violation of copyright law”.

The Pirate Bay

The Pirate Bay

Cosa hanno fatto?
Sostanzialmente i 3 ragazzi, hanno costruito uno strumento in grado di indicizzare i file contenuti nei computer degli utenti connessi; in pratica un utente connesso alla baia dei pirati accettava di condividere con tutti gli altri utenti una propria cartella ed otteneva in cambio la possibilità di cercare documenti e file di suo interesse che fossero presenti nei computer di tutti gli altri utenti.

Il sito mette a disposizione un potente strumento di ricerca. Lo scambio di file invece avviene direttamente tra utenti, senza coinvolgere The Pirate Bay.

L’accusa rivolta ai gestori del sito è che fossero a conoscenza del fatto che una certa percentuale di utenti si scambiasse file illegalmente, musica, film, ecc.. e che anzi, il loro strumento di fatto incentiverebbe lo scambio di file illegali. Di certo il loro strumento rende la cosa parecchio facile, come rende facile scambiarsi documenti in generale; e qui sta il punto.

Fermo restando che bloccare uno strumento di condivisione della conoscenza perche’ qualcuno ne fa un utilizzo illegale è semplicemente folle, la cosa quanto meno bizzarra è che non si faccia nulla contro i produttori di fotocopiatrici. Come ampiamente noto a tutti infatti, con una fotocopiatrice si possono agevolmente riprodurre e distribuire copie illegali di una rivista, di un libro, di un giornale, ecc.. E questo e’ noto anche alla Xerox, alla Canon, e a tutti gli altri produttori.

Se si ferma The Pirate Bay, vanno fermate anche tutte le copiatrici del mondo!

Attenzione, non pensiate che cio’ che e’ successo in Svezia non possa succedere da noi; ci avevano gia’ provato e ci riproveranno ancora. Con l’appoggio delle grandi case detentrici di diritti di autore, tutta la gerontocrazia italiana sta provando da tempo a filtrare, controllare, regolare a loro comodo lo scambio di informazioni via Internet e a breve anche un tribunale italiano perseguira’ queste teorie.